Spaghetti di zucchine con pomodoro al basilico

Estate, clima torrido perfetto per trascorrere le giornate al mare ma poca voglia di mettersi ai fornelli. Ed ecco una delle idee più fresche e divertenti. Più che una ricetta, una "non-ricetta". Nessuna preparazione che richieda un minimo di impegno se non quello del tempo impiegato a lavare ed asciugare accuratamente le verdure e le erbe aromatiche. Il resto è davvero semplicissimo grazie all'impiego degli attrezzi giusti: uno spiralizzatore ed un mixer tritatutto.

Ma cos'è la spiralizzatore? Si tratta di un utensile da cucina in grado di trasformare alcuni tipi di frutta e verdura cruda in spaghetti, tagliatelle e spirali, utilizzabili per diversi scopi ma soprattutto perfetti per le preparazioni crudiste come questa..
Per questo piatto ho utilizzato le zucchine* ma è possibile sostituirle con cetrioli, carote e daikon, ad esempio. La fantasia ci può suggerire sempre nuove idee ed abbinamenti che gratificano il nostro palato.

Qui e qui alcuni modelli di spiralizzatore in vendita online. Qui invece una comparazione molto utile per l'acquisto, davvero interessante e qui una guida davvero esaustiva.

Lo spiralizzatore è entrato in casa mia il giorno che l'ho visto per la prima volta presso un punto vendita Eurospin e devo dire che mi trovo molto bene con questo modello, pratico, comodo e anche facile da lavare. Infatti il cruccio di noi spignattatrici incallite è proprio il momento del "rimetti tutto a posto". Quanti utensili rimangono eternamente parcheggiati dentro i mobili della cucina...?! Perché un attrezzo deve essere utile, semplice da utilizzare, veloce e pratico ma anche facile da pulire e da tenere in ordine. Altrimenti succede che... ti passa la voglia di usarlo sul nascere.
Questo modello è molto simile al mio.

Questo gioiellino è semplice da usare, facile da pulire e in pochi minuti è possibile realizzare con soddisfazione tantissime ricette a base di verdure crude
Nulla di più facile da proporre per un pranzo fresco e veloce, in grado di contrastare il caldo torrido delle temperature estive o per una cena leggera che ci consenta di godere della serata senza appesantirci.
Basta preparare per tempo le spirali di zucchina, in questo caso, che devono essere assolutamente freschissime e preferibilmente biologiche. Si possono preparare anche con qualche ora di anticipo e tenere in un contenitore ermetico in frigorifero dove manterranno freschezza e croccantezza, fondamentali per la buona riuscita del piatto.

Per il condimento basta tritare insieme, con l'aiuto di un mixer, del pomodoro freschissimo e saporito, basilico, appena un profumo d'aglio,
sale, pepe e qualche goccia di succo di limone. Per servire gli spaghetti basta versare sugli stessi la salsa cruda ed infine irrorare con dell'ottimo olio extravergine d'oliva a piacere. Quando abbiamo tempo possiamo anche decorare con qualche fogliolina di basilico.

Esistono comunque tante possibili varianti per servire gli spaghetti di zucchine (o di altre verdure crude).

Per esempio, tra quelle vegan, un pesto di basilico con anacardi, oppure di basilico e noci. Ottimo anche un pesto ottenuto con semi di girasole, basilico, semi di lino, nocciole tostate oppure con pomodoro, mandorle, basilico e ancora a base di menta e timo. Basta dare un'occhiata alle erbe aromatiche per trarre qualche nuova ispirazione dal sapore fresco d'estate.

Per alternative a base di latticini, dunque vegetariane, possiamo preparare un pesto a base di ricotta e noci con pomodoro e basilico, oppure ricotta, olive nere e capperi... insomma, accendiamo la fantasia e buon appetito!

*Le zucchine sono alleate fondamentali nelle diete ipocaloriche per il basso contenuto di kilocalorie ma anche grazie alle proprietà diuretiche, distensive, antinfiammatorie. Si tratta di un ortaggio tra i più benefici per la salute, a basso indice glicemico e adatto anche alla alimentazione dei bambini. Un articolo di approfondimento in questo link.

Che fermento! Tutto sul Kefir d'acqua.

La fermentazione, per la trasformazione e la conservazione di alimenti e bevande, è forse il più antico processo biotecnologico utilizzato dalla notte dei tempi. Si tratta di un processo biologico che avviene nei batteri e nei lieviti e che trasforma gli zuccheri semplici in gas, acidi e alcool. 
Siamo perseguitati dalla campagna mediatica che ci spinge ad acquistare disinfettanti, germicidi, antibatterici sempre più aggressivi, ma quale che sia il nostro immaginario sui microbi, i nostri “nemici invisibili” sono molto più vicini a noi di quanto possiamo pensare e non sono tutti dannosi e cattivi, anzi! E’ stato calcolato che per ogni batterio cosiddetto “cattivo” ne esistono almeno 30.000 utili o necessari per la salute umana.

Sono gli inquilini del nostro organismo e si trovano sulla pelle, sulle mucose, nell'intestino, come una sorta di colonia di bagnanti in spiaggia a ferragosto, sono tantissimi e di tantissime specie diverse e tutti laboriosi. Sono i nostri compagni di vita più importanti proprio perché dalla loro salute dipende anche la nostra. Ho letto da poco che ogni adulto di corporatura media porta “a spasso” almeno un chilo e mezzo di flora batterica nell'intestino, un nutrito seguito che si ciba ogni giorno degli alimenti che ingeriamo. L'attività microbica è basilare per la vita e svolge un ruolo fondamentale anche nella preparazione di tantissimi alimenti che consumiamo quotidianamente, grazie alla magia della fermentazione: yogurt, vino, birra, aceto, tutti i prodotti da forno, anche quelli a lievitazione naturale, tutti i formaggi freschi e stagionati, il miele... e l'elenco è destinato ad allungarsi sempre più! 
I gas prodotti durante la fermentazione aumentano il volume dei preparati solidi conferendo loro sofficità (per esempio al pane) e ai liquidi tante festose bollicine (come nel caso del vino), mentre acidi, alcol e altri composti più complessi conferiscono aroma e sapore al prodotto finale. Così nascono delle ottime annate di vino, dei formaggi deliziosi e perfino l'aceto di mele. Anche le verdure lacto-fermentate come i crauti, che storicamente accompagnano gli hot-dog, sono prodotti da questi processi semplici ma efficaci a garantire oltre che un buon alimento anche un'ottima conservazione.

Granuli di kefir d'acqua
I cibi fermentati hanno sempre avuto un ruolo importante nell'alimentazione di tutti i popoli del pianeta. La prelibatezza delle pietanze, l'ottima conservazione e gli effetti benefici sulla salute, costituiscono infatti un triplo vantaggio. La coltura, o fermentazione di un alimento, produce un processo chimico che divide una sostanza complessa in parti più semplici, di solito con l'aiuto di batteri, lieviti o funghi. Gli alimenti fermentati sono considerati alimenti vivi infatti il processo di coltura non si arresta neanche durante la conservazione e questo li rende sempre più ricchi di nutrienti. Inoltre, promuovono la crescita di batteri sani nel tratto intestinale e per questo sono considerati alimenti probiotici ("per la vita"). 

Granuli di kefir d'acqua
Durante il processo di fermentazione i batteri producono inoltre vitamine ed enzimi che sono benefici per la digestione. Mentre noi europei abbiamo sviluppato soprattutto la cultura dei prodotti lattiero-caseari, in oriente si predilige la produzione di verdure in salamoia, particolarmente di kimchi, invece la tradizione americana prevede l'utilizzo di sottaceti e condimenti. Tutti prodotti che possono essere acquistati nella maggior parte dei negozi di generi alimentari ma niente di più lontano dagli alimenti conosciuti dai nostri antenati: con l'industrializzazione, infatti, alcuni procedimenti tendono al raggiungimento di risultati più prevedibili ma questo costringe ad alcune rinunce in termini di qualità nutrizionale e salubrità. Comodo, sicuramente, acquistare l'aceto e il formaggio al market alimentare ma scegliere l'auto-produzione domestica può dare grandi soddisfazioni. Il mondo della fermentazione è davvero vasto e sempre più esplorato anche da impavidi sperimentatori che auto-producono addirittura detergenti dall'elevato potere disinfettante. Ma questa è tutta un'altra storia!

In mezzo a questo già nutrito catalogo di fermentati, già da qualche anno si è registrato un incremento del consumo di kefir, insieme al crescente interesse per le virtù di questa bevanda millenaria.

Si ritiene che i grani di kefir siano stati donati alla tribù musulmana del Caucaso dal profeta Maometto, durante il suo viaggio attraverso questa regione, circa 1.400 anni fa e che quei grani siano stati passati da ogni generazione a quella successiva, fino ai giorni nostri. Sembrano dei preziosi cristalli ma sono simili alla gelatina, morbidi al tatto. Ogni singolo granulo è una coltura vivente simbiotica composta da più di trenta organismi della microflora che fermentano e si sviluppano grazie agli zuccheri, generando nuovi granuli in un processo infinito di auto-riproduzione. La fermentazione dei granuli produce il kefir, una bevanda probiotica ricca di fermenti lattici che, grazie proprio alla presenza di molte varietà di lieviti e batteri, ha eccellenti capacità di conservazione. Il kefir esiste in due versioni, a seconda del liquido utilizzato per la fermentazione: a base di latte e a base d'acqua. Per la verità esistono anche delle differenze di “albero genealogico” dei microrganismi presenti nei due tipi di bevanda ma in effetti ogni famiglia produttrice ha un proprio “kit personalizzato” di fermenti perché la coltura viene influenzata anche dall'ambiente che la circonda.
Zucchero e frutta secca
Un paio d'anni addietro, anche noi abbiamo deciso di provare questa bevanda, optando per il kefir d'acqua, così non siamo costretti a consumare latticini, come nel caso del kefir di latte. All'epoca ho letto davvero tutto il possibile sulle innumerevoli proprietà risanatrici del kefir, anche se trovare del materiale valido non era impresa facile e le notizie fossero a volte più fantasiose che altro. Ho capito che dovevo sperimentare per avere delle risposte esaurienti alle mie perplessità e dunque decidere se impiegare i granuli, riutilizzabili a tempo indeterminato, oppure con uno starter in polvere, che si può utilizzare per qualche produzione. Il giorno che ho deciso finalmente di cimentarmi in questa auto-produzione domestica ho infine acquistato lo starter, comodo perché a lunga conservazione e perché mi sembrava la giusta scelta per prendere confidenza con il kefir. Si trova in commercio in bustine, pronto da miscelare con acqua ed il resto degli ingredienti. Unica pecca: la produzione è già predeterminata e dunque dopo tre/cinque volte occorre acquistare un nuovo starter. E' andata benissimo. Da subito ho ottenuto una bevanda gradevole, leggermente dolce e frizzantina, talmente buona da convincermi a continuare la sperimentazione. Nessun sacrificio ma, anzi, un piacevole momento di degustazione da perpetrare nel tempo. Inoltre, i miei gonfiori di stomaco sono spariti nel giro di qualche giorno, come per magia. Così, ho capito che avrei continuato la mia sperimentazione: grani di kefir che si riproducono in maniera continuativa, per una produzione in piena auto-sufficienza.

La preparazione è davvero di una facilità disarmante. Si può fare anche insieme ai bambini, che così potranno assistere ad una magia davvero suggestiva: piccoli organismi che si nutrono di zuccheri, si riproducono e generano una bevanda unica per valore nutritivo e potere riequilibrante della flora batterica intestinale.
Fermentazione in corso
Il kefir ha proprietà antibiotiche ed antifungine ed è utilizzato per il trattamento di molte patologie compresi disturbi metabolici, cattiva digestione, malattie del cuore, candida, osteoporosi, allergie ed ipertensione. Ritengo che il successo del kefir derivi essenzialmente dal fatto che l'assunzione costante della bevanda contribuisca a rigenerare la flora batterica intestinale da cui dipende la salute dell'intero sistema immunitario. E' risaputo, infatti, che un intestino sano, funzionante, che svolge efficacemente i propri processi fisiologici, assimilando le sostanze nutritive ed eliminando le tossine, determina di fatto una condizione di equilibrio e salute per l'intero organismo. Ricco di calcio, fosforo, magnesio, vitamine B2 e B12, vitamina K, vitamina A, vitamina D e triptofano, il kefir è anche molto gradevole da bere e si può personalizzare in base ai propri gusti.

Il mio kefir è dolce ma puoi regolarti come credi, aumentando o diminuendo la quantità di zucchero in base ai tuoi gusti. Anche la frutta secca si può variare: prugne, datteri, fichi, uva passa, albicocche, bacche di goji, mirtilli neri e rossi ma mi raccomando che siano tutti tassativamente biologici. In caso contrario, rischieremo di inquinare il nostro kefir con diossido di zolfo o anidride solforosa (nelle etichette E220), un gas che viene usato come disinfettante, agente sbiancante o come conservante alimentare proprio per la frutta disidratata. Per lo stesso motivo, anche il limone deve essere non trattato, meglio ancora biologico. E i protagonisti di questa ricetta? Puoi acquistare i granuli online oppure riceverli in regalo. La prima volta che prepari la bevanda devi dare ai granuli la possibilità di adattarsi al nuovo ambiente, quindi ti conviene buttar via le prime produzioni di kefir, almeno le prime tre volte, poi procedi regolarmente.

Il kefir è pronto!
Per la mia versione, dal gusto simile ad una gassosa poco frizzante, ci occorrono:
- 1 vaso in vetro a bocca larga, della capacità di tre litri
- 2 litri di acqua naturale
- 6 cucchiai colmi di granuli di kefir (circa 150 g)
- 6 cucchiai colmi di zucchero di canna, meglio se mascobado (circa 150 g, per un gusto meno dolce vanno già bene 80 g)
- 2 o 3 fichi secchi biologici tagliati a metà, 2 o 3 albicocche tagliate a metà, qualche acino di uva passa
- un limone biologico o non trattato, tagliato a metà
- un colino con le maglie in plastica
- un cucchiaio di legno
- un imbuto
Nel vaso ben pulito ed asciutto versa lo zucchero, la frutta secca, i granuli e infine l'acqua. Mescola molto bene gli ingredienti con un cucchiaio di legno (il metallo non va usato) e chiudi l'apertura con un tovagliolo di carta che fermerai con un elastico. Alcuni tappano il contenitore ermeticamente per ottenere una bevanda più frizzante ma questo potrebbe creare qualche problema ai granuli. Io preferisco lasciare la possibilità di ricambio dell'ossigeno pur proteggendo il kefir dalla polvere e da altri contaminanti presenti nell'aria che, se lasciassi il vaso aperto, avrebbero via libera. Lascia fermentare 2 giorni a temperatura ambiente, preferibilmente al buio. Dopo 24 ore avrai un kefir con effetto lassativo (ancora ricco di glucosio e saccarosio) mentre dopo 48 ore con un effetto astringente (più acido). Ogni 24 ore dai una mescolata agli ingredienti. A fermentazione ultimata, spremi il limone, elimina la frutta e filtra la bevanda con il colino in una bottiglia. Tieni la bevanda in frigorifero e consumala in due o tre giorni, in qualsiasi momento della giornata. Il preparato va bevuto ogni giorno. Lava molto bene il vaso. I granuli nel processo di fermentazione saranno aumentati di volume. Per una nuova preparazione del kefir, ricomincia tutto da capo, almeno finché i granuli non diventeranno troppo ingombranti. I miei crescono davvero tantissimo.

Prima
Fino allo scorso anno avevo dei granuli più pigri che crescevano pochissimo. Purtroppo con l'arrivo dell'estate non ero riuscita a conservarli correttamente. Meno male, perché quelli che ho acquistato subito dopo e che utilizzo ancora, sono davvero produttivi e mi regalano un kefir molto più buono. Per verificare la crescita dei granuli ho pensato di attaccare del nastro di carta sulla parete del vaso. Fai anche tu così: prepara tutto e infine metti il nastro di carta per seguire la crescita dei tuoi kefirini.

A quel punto puoi regalare l'esubero oppure metterlo da parte, in stand-by, con una soluzione di acqua zuccherata, dentro al frigorifero. Così resiste bene una settimana ma se aggiungi zucchero a sufficienza si può conservare più a lungo. Non lasciare mai i granuli senz'acqua perché deperiscono immediatamente. Ogni volta che riattivi, per così dire, i granuli che hai messo a riposo, comportati come se li avessi acquistati per la prima volta: dagli da mangiare, coccole e attendi almeno tre produzioni per cominciare a consumare la bevanda. Per qualcuno l'esubero di granuli costituisce un ottimo fertilizzante organico ma non ho fatto questa esperienza e dunque non saprei. 
Dopo 24 ore

Sicuramente ti sconsiglio di seguire alcuni suggerimenti che girano su facebook come, ad esempio, di utilizzare la bevanda in eccesso per concimare le piante: seccano quasi istantaneamente a causa dell'elevato tasso di acidità che modifica il ph del terreno.

Quello che invece ho sperimentato con successo in questi giorni, è l'essiccazione a bassa temperatura. Ho letto infatti che è possibile essiccare e successivamente reidratare i kefirini senza perdere la qualità del prodotto finale. Si sciacquano i granuli prima del "riposino" e si lascia scolare l'acqua in eccesso per qualche minuto dentro un colino in plastica. Poi si adagiano su un foglio di carta forno e si coprono con un tulle facendo attenzione a non metterlo a contatto con i granuli (vanno benissimo quegli ombrellini che vendono per preservare gli alimenti da polvere e insetti). Si lasciano così ad essiccare per qualche giorno, in base al grado di umidità presente nell'aria. 

Certo, con l'essiccatore è davvero facile! Da quando l'ho comprato non perdo occasione per sfruttare al massimo il suo potere di disidratare perfettamente, in poco tempo e con risultati sempre abbastanza soddisfacenti.
Essiccatore
Granuli essiccati
Soprattutto se si osserva una temperatura veramente bassa, che non superi i 35°, i granuli si disidratano senza subire stress termico e cedono la parte acquosa molto lentamente. Alla fine, dopo almeno 24 ore, il risultato è simile allo zucchero di canna: cristalli ambrati perfetti per la conservazione fino ad un anno, vanno conservati preferibilmente in un barattolo di vetro chiuso ermeticamente. 
E fino a qui, tutto bene. Ma se non avessi portato a termine l'esperimento fino alla fine non avrei potuto raccontare cosa accade dopo.
Ed eccoci all'ultima parte di questo racconto sulla conservazione del kefir. Dopo circa 15 giorni dall'essiccazione e conservazione dei granuli, ho prelevato 20 grammi di granuli essiccati e li ho posti in un piccolo contenitore di plastica per alimenti insieme a pari quantità di zucchero integrale mascobado e circa 100 g di acqua minerale. Ho atteso due giorni, controllando di tanto in tanto lo stato di idratazione. Poi, allo scadere delle prime 48 ore, ho scolato i granuli, li ho pesati constatando un aumento pari al 470% da quello iniziale. Cioè 20 grammi essiccati iniziali sono diventati 93 grammi di granuli reidratati. Ho rimesso i granuli in un barattolo con pari peso di zucchero e circa 200 grammi di acqua ed ho atteso altre 48 ore, controllando di tanto in tanto. Delle micro-bollicine di gas hanno cominciato a tempestare le pareti del contenitore, segno che tutto procede per il meglio e che il risveglio è in corso... Dopo altre 48 ore ho di nuovo scolato i granuli per poi creare di nuovo un bagno zuccherino nel quale immergerli per altre 48 ore. Sono trascorsi così i primi otto giorni ed i kefirini sono già molto attivi ma ancora non crescono come erano soliti fare prima del "sonnellino". 

Prima reidratazione
Nuova produzione
Per moltiplicarsi hanno avuto bisogno di un'altra settimana durante la quale ho continuato a nutrirli con acqua e zucchero di canna, integrando anche con un fico secco tagliato a metà e poi mezzo limone biologico. Il risultato dell'esperimento mi ha dato davvero tanta soddisfazione perché adesso so di poter mettere a riposo i miei laboriosi kefirini per l'estate e di poterli risvegliare non appena la temperatura, dalle nostre parti, diventerà di nuovo fresca.
Inoltre, se disidrati i tuoi granuli potrai donarli anche agli amici più lontani perché saranno in grado di viaggiare ed arrivare a destinazione in perfetta forma. Basterà confezionarli dentro delle bustine sottovuoto per alimenti e spedirli dentro una confezione imbottita. Buon viaggio!
Ma il kefir non è soltanto una bevanda salutare: è anche un efficace starter per produrre la pasta madre e per lievitare gli impasti casalinghi. Ne parlerò presto in un altro post.


Ceci n'est pas une pizza


...ma una torta salata di melanzane con pomodori, mollica di pane integrale ed erbe aromatiche.
Mi è piaciuto giocare con l'idea di Magritte*...ma questo post riguarda una pietanza simile in tutto e per tutto ad un'altra (la pizza) e anche un modo per presentare la verdura ai bambini (grandi e piccini) che dicono di non gradirla.  Un'ottima base che si può utilizzare per ogni variante che ci suggerisce la fantasia.
Cosa ci occorre:
  • 4 o 5 melanzane
  • 3 uova
  • 500 g di pane integrale raffermo o fresco
  • il succo di mezzo spicchio d'aglio
  • 50 g di grana grattugiato (facoltativo)
  • un ciuffetto di prezzemolo fresco
  • 5 o 6 pomodori, più o meno dello stesso calibro
  • erbe aromatiche appena colte a piacere (rosmarino, origano, maggiorana, basilico, menta, salvia...)
  • olio extravergine d'oliva q.b.
  • sale e pepe q.b.

Prima di tutto tagliamo a metà le melanzane, le incidiamo con un coltello e le poniamo in forno, in una teglia rivestita di carta forno, per circa 25-35 minuti a 220°.
Nel frattempo tagliamo il pane a quadretti, ne mettiamo la metà in una ciotola e lo copriamo con acqua fresca. L'altra metà la tritiamo con un robot da cucina per ottenere un pangrattato morbido a cui aggiungeremo alla fine anche le erbe aromatiche fresche a piacere, lavate ed asciugate con cura. Tritiamo tutto ben bene e teniamo da parte. 
Controlliamo la cottura delle melanzane che si devono ammorbidire al punto da permetterci di staccare facilmente la buccia con le mani e di raccogliere la polpa dentro un contenitore. Schiacciamo leggermente la polpa con una forchetta. Aggiungiamo la mollica di pane che abbiamo messo a mollo e che avremo scolato e strizzato benissimo. Aggiungiamo anche le uova sgusciate, il succo dell'aglio, il prezzemolo tritato, il formaggio, sale e pepe.
Con questo composto creiamo la base della pizza, su una teglia foderata con carta forno e spalmiamo bene tutto, livellando con l'aiuto di una spatola.
Poi tagliamo i pomodori a fette di spessore uguale e le disponiamo ordinatamente su tutta a superficie della pizza. Infine, completiamo con la mollica aromatica spargendola uniformemente su tutta la superficie. Olio extravergine d'oliva e via, in forno a 200° per 20/30 minuti (in base al forno ed al gusto personale).
*Con la sua opera surrealista "Ceci n'est pas une pipe" Magritte ha voluto sottolineare che l'immagine di un oggetto non deve essere confusa con l’oggetto stesso, quello reale e tangibile, mettendo in discussione quindi il concetto di definizione e di rappresentazione.


L'insalata di primavera e il pepe di Szechuan





Cambia la luce, l'orizzonte, il cielo. Ancora una volta la natura ci regala i suoi colori più belli e brillanti mentre una brezza tiepida ci coccola con il suo abbraccio delicato: finalmente è primavera!
Questo è il periodo dell'anno più adatto alle lunghe passeggiate e alle lunghe letture sotto le fronde degli alberi o semplicemente davanti alla finestra con accanto una limonata fresca, possibilmente in compagnia del nostro animale domestico.
Così, mi è capitato tra le mani un libro che avevo letto tutto d'un fiato lo scorso anno, La mia vita in verde dello chef Simone Salvini, che seguo e ammiro molto.
Un testo fresco, leggero e sorprendente proprio come la sua cucina e ricco di spunti interessanti come questa insalata che ho collegato alla primavera per il suo inconfondibile profumo fresco e fruttato. Una vera delizia per gli occhi ed il palato!

Per le quantità puoi regolarti a piacere e modificare i rapporti tra gli ingredienti in base ai tuoi gusti. Ti servono:
  • 1 finocchio fresco grande o due piccoli
  • 1 mela verde
  • qualche rametto di finocchietto selvatico
  • il succo di due mandarini
  • il succo di un limone
  • sale rosa q.b.
  • una manciata di pepe di Szechuan
Prova a fare come me: affetta in maniera regolare il finocchio tagliando prima in due parti per lungo e poi, appoggiandolo su un tagliere dalla 'parte appena tagliata, a fettine sottili di uguale spessore.
Poi taglia la mela in quattro, estrai il cuore con i semi e procedi al taglio regolare sul tagliere. Man mano che disponi le fettine di mela verde nell'insalatiera, sopra a quelle di finocchio, spruzza il succo di mezzo limone per evitare che l'ossidazione le annerisca.
Spremi due mandarini con l'aiuto di uno spremiagrumi, filtra il succo e versalo sulle verdure. Infine aggiungi il succo dell'altro mezzo limone, il sale, qualche ciuffo di finocchietto selvatico e una manciata di pepe di Szechuan (o Sichuan), preferibilmente appena macinato.
Porta subito in tavola ed invita i tuoi ospiti a cominciare utilizzando l'olfatto: un aroma delizioso, fresco e sorprendente che non delude affatto quando si comincia a gustare questa insalata davvero speciale.

Un piccolo consiglio che riguarda il succo di mandarino. Poiché non sempre è possibile avere a disposizione dei mandarini biologici, freschi e profumatissimi, allora puoi spremere il succo con l'aiuto di uno spremiagrumi (elettrico o manuale) e versarlo nei contenitori per i cubetti di ghiaccio. Fai congelare il succo e poi metti i cubetti dentro una busta per il freezer, dove li troverai sempre pronti per l'insalata dell'ultimo momento. Lo stesso principio vale ovviamente anche per il succo di limone e di arancia. Metti qualche cubetto in un bicchiere qualche ora prima di portare l'insalata in tavola.


Il pepe di Szechuan
In effetti il pepe di Szechuan è un falso pepe. Si tratta di bacche la cui parte interna, a differenza del vero pepe, viene scartata. Inoltre, contiene un 3% di hydroxy-alpha-sanshool, una sostanza in grado di stimolare alcuni recettori tattili e che provoca una sensazione di leggerissima scossa elettrica. Lo ha descritto benissimo Harold James McGee, lo scrittore americano noto soprattutto per il suo libro di studio sull'alimentazione e la cucina, Il cibo e la cucina. Scienza, storia e cultura degli alimenti. L'autore, che si occupa prevalentemente dei principi delle trasformazioni degli alimenti, descrive la sensazione "come se la lingua toccasse una batteria da nove volt" e spiega che il pepe sembra interessare simultaneamente diverse terminazioni nervose, inducendo una sensibilità in alcuni recettori generalmente insensibili. Il risultato è un effetto tonificante totalmente diverso da quello, ad esempio, del peperoncino.
La capsaicina contenuta nel peperoncino, infatti, colpisce un diverso insieme di recettori che producono una sensazione complessiva di bruciore intenso.
Inoltre è interessante sapere che le piante da cui si prelevano le bacche commercializzate con il nome di pepe di Szechuan, del genere zanthoxylum piperitum, appartengono alla famiglia delle rutaceae, la stessa famiglia del limone. Dunque l'aroma agrumato che sprigiona il pepe appena macinato trae fondamento proprio dalla familiarità con le piante di agrumi.
Una curiosità: negli Stati Uniti, dal 1968 al 2005, le importazioni di questo pepe furono vietate perché le piante potevano essere portatrici di una malattia vegetale molto temuta: il cancro del limone; dal 2005 in poi le piante possono essere importate liberamente purché preventivamente sterilizzate.
Insieme a semi di finocchio, anice stellato, cannella e chiodi di garofano, il pepe di Szechuan è un componente chiave delle Cinque Spezie Cinesi, una miscela la cui ricetta risale al 1300 a.c., molto utilizzata nella cucina cinese prima, e poi diffusasi in tutto il globo ed apprezzata per una nota leggermente mentolata. E' utilizzata per ricette tipicamente orientali come l'anatra alla pechinese ma anche per condire verdure saltate e piatti a base di tofu.
Ma questa non è l'unica miscela di spezie che contiene il pepe di Szechuan che è molto apprezzato ed utilizzato in varie parti del mondo; Nepal, Corea, India, Giappone e anche in Italia, presente tra gli ingredienti segreti di alcuni chef pasticcieri.

Colazione buona e sana? Si, grazie: a basso indice glicemico

E dire che per diversi anni non sono mai riuscita a fare colazione, neanche con un biscotto. Soltanto un caffè di corsa: niente di più sbagliato! La colazione è sicuramente il pasto più importante perché ci fornisce la carica di energia necessaria per affrontare la giornata. Zuccheri fondamentali per nutrire muscoli e cervello devono essere consumati la mattina a colazione, altrimenti sarebbe come uscire con l'automobile col serbatoio in riserva!

Ma gli zuccheri non sono tutti uguali. Si parla ormai sempre più spesso di indice glicemico degli alimenti e quindi mi sembra giusto affrontare l'argomento in questo post dedicato alla colazione buona e sana.

Qualche nozione di base
I carboidrati sono la principale fonte di energia dell'organismo e possono essere semplici o complessi. Ogni alimento ne può contenere di diverso tipo.

I carboidrati semplici (zuccheri) comprendono- monosaccaridi: ne fanno parte il glucosio, il fruttosio e il galattosio (costituente del lattosio che è contenuto nel latte e derivati)
- disaccaridi: il più conosciuto è il saccarosio, cioè il cosiddetto zucchero da tavola (composto da glucosio e fruttosio); ne fanno parte anche il maltosio (glucosio e glucosio) e il lattosio (galattosio e glucosio).

La digestione degli zuccheri comincia nella bocca, dove un enzima specifico presente nella saliva dà il via al processo che prosegue nello stomaco e poi nell'intestino, dove gli zuccheri arrivano scomposti, o meglio, semplificati all'unità che è la fonte energetica di base dell'organismo: il glucosio. Da qui il glucosio viene trasferito a tutte le cellule alle quali fornisce energia.Gli zuccheri semplici sono assorbiti in maniera rapida dall'organismo perché non richiedono attività metaboliche in quanto non hanno bisogno di essere degradati; in altre parole, forniscono “energia pronta all'uso”.
I carboidrati complessi, invece, sono formati da più unità di monosaccaridi e quindi per essere trasformati in glucosio richiedono un lavoro digestivo più impegnativo. Questo è il motivo per cui vengono assorbiti più lentamente dall'organismo e forniscono energia a lento rilascio.
Ne fanno parte gli amidi, presenti soprattutto nelle patate, nei cereali e nei legumi secchi e la fibra alimentare che troviamo nella frutta, negli ortaggi e nei legumi freschi.
Esistono poi dei carboidrati complessi che non sono assimilabili (ad es.cellulosa e pectina) che rappresentano comunque un importante componente della fibra alimentare perché svolgono alcune funzioni fondamentali per la salute: facilitano il transito intestinale, permettono di raggiungere il senso di sazietà e regolano l’assorbimento di alcuni nutrienti contribuendo al controllo della glicemia e del colesterolo.
Ma i carboidrati complessi devono essere classificati anche in base all'eventuale raffinazione che è un processo di trasformazione alimentare capace di eliminare alcune sostanze o alcune parti degli alimenti. Per esempio, l’eliminazione del germe e della parte esterna del chicco di grano permette di ottenere la classica farina bianca ma questo comporta anche l'eliminazione di alcuni nutrienti importantissimi come la fibra alimentare, indispensabile per controllare i cosiddetti “picchi glicemici".

Ma cos'è questo tanto discusso "indice glicemico"?
Facciamo un po di chiarezza. Quando si mangiano gli zuccheri sale la glicemia (il contenuto in glucosio del sangue). Questa glicemia può salire lentamente oppure velocemente. Quando sale rapidamente, si dice che c'è un alto indice glicemico. Se i biscotti, ad esempio, sono stati preparati con la farina raffinata, come la 00 o la 0, la glicemia tende a salire rapidamente. Se invece il pane è fatto con la farina integrale, allora l'indice glicemico sale più lentamente, e questo è sicuramente un vantaggio.Quando si fa colazione con degli alimenti ad alto indice glicemico, succede che la glicemia si alza rapidamente. In questo modo il pancreas secerne molta insulina che fa entrare lo zucchero nelle cellule ma ne produce davvero tanta e molto rapidamente, perché riceve uno stimolo maggiore. Questa produzione eccessiva di insulina alla fine ci farà andare in ipoglicemia. Cosa diversa accade se, invece, consumiamo alimenti a basso indice glicemico, perché il pancreas produce soltanto l'insulina sufficiente a far assimilare lo zucchero, non di più. Cosa succede quando si va in ipoglicemia? Il cervello ha bisogno di zuccheri senza i quali non funziona correttamente. e quindi, quando questi sono insufficienti, invia dei segnali di allarme: visione doppia, sensazione di fame, nausea, mal di testa, dolori di stomaco e formicolio generalizzato sono alcuni tra i più comuni. Se l'allarme viene ignorato, allora la glicemia continua a scendere e compaiono altri sintomi molto più importanti come sudorazione, irritabilità, confusione mentale, stanchezza, sonnolenza, cambiamenti repentini di umore, depressione e vari altri disturbi che, in alcune persone, possono arrivare a scatenare anche una certa aggressività, tremori e disorientamento. Sarà capitato anche a voi, almeno una volta, dopo qualche ora da un pasto ricco di carboidrati semplici (dolci, bibite zuccherate, etc) di sentirvi improvvisamente stanchi, affamati e irritabili. Succede anche ai bambini, ad esempio, a scuola in tarda mattinata. Appaiono distratti, nervosi e non riescono a stare attenti alle lezioni proprio perché non hanno abbastanza zuccheri per nutrire il cervello: sono andati in ipoglicemia perché a colazione hanno mangiato cibi ad alto indice glicemico.Per preparare un'ottima colazione che ci aiuti ad affrontare la giornata occorre dunque consumare dei cibi a basso indice glicemico. Questo significa che dobbiamo faticare un po di più per procurarci i cibi adatti che siano quindi, sì integrali, ma anche senza additivi dannosi per la nostra salute, e visto che l'industria ci propone, come dice il professor Berrino, dei cibi spazzatura, dobbiamo cercare molto bene tra gli scaffali e leggere ancora meglio, con attenzione, tutte le etichette, per poter portare a tavola dei prodotti che siano sani e adatti alla colazione della nostra famiglia.

Acquisti consapevoli e lente d'ingrandimento sulle etichette.
Facciamo attenzione all'elenco degli ingredienti riportato nelle etichette. Ci troveremo spesso tra le mani dei prodotti a base di zuccheri raffinati, sia farina 00, farina 0, ma anche zucchero bianco, così come sciroppo di glucosio e di fruttosio, grassi idrogenati.
Additivi e conservanti di ogni genere sono molto importanti per l'industria, perché in questa maniera può preparare dei prodotti che si conservano molto bene e che rispondono pienamente ai gusti dei consumatori, abituati ad un certo tipo di prodotti esteticamente perfetti e dal buon sapore.
E' dunque molto più facile mangiare male perché non serve alcuna attenzione: basta acquistare ciò che ci propone l'industria senza leggere nulla, scegliendo tra i prodotti pubblicizzati e basando la nostra scelta finale sulla fiducia.
Poiché sempre più consumatori sono attenti al cibo che acquistano e la richiesta di alimenti biologici cresce ogni giorno di più, finalmente sono nate molte aziende che hanno messo sul mercato proprio prodotti studiati per un target esigente ed attento alle etichette. I costi non sono proprio contenuti ma se non abbiamo tempo da dedicare alla preparazione domestica, allora vanno più che bene.Se invece decidiamo di preparare il più possibile in casa, in perfetta autonomia, comprando soltanto le materie prime biologiche, di qualità, delle quali abbiamo la certezza della provenienza, meglio ancora a km 0, allora siamo proprio in una botte di ferro!

Autoproduzione? Si, grazie.
In questo caso possiamo essere certi dei prodotti che somministriamo ai nostri bambini, alla famiglia.
Possiamo preparare dei biscotti, delle ciambelle, dei pancake, e tanti altri prodotti da colazione veramente ottimi per qualità ma senza tralasciare il buon sapore.
Per cominciare possiamo cimentarci con le ricette cui siamo già abituati soltanto sostituendo agli ingredienti raffinati il corrispettivo integrale e ai prodotti sconsigliabili altri più sani. Sperimentiamo!
Queste alcune delle materie prime da utilizzare per preparare un'ottima colazione, sana e a basso indice glicemico: farina integrale biologica, meglio se macinata a pietra e ancor meglio se di grani antichi, dell'olio biologico spremuto a freddo, del lievito naturale come il bicarbonato e il cremortartaro, delle uova provenienti da un allevamento a terra con alimentazione naturale, del latte di riso o di altro cereale o del succo di mela biologica, frutta fresca biologica, frutta secca e semi oleaginosi come i semi di lino, di zucca, di girasole, mandorle, noci, anacardi, etc.
A questi ingredienti di base possiamo aggiungerne degli altri più "golosi" come il cioccolato fondente, fichi secchi, datteri e spezie come cannella, cardamomo, anice stellato. Anche gli agrumi hanno un posto importante nella preparazione degli alimenti adatti ad una colazione sana e naturale. Possiamo utilizzare la buccia grattugiata di arancia, limone, mandarino per aromatizzare i prodotti da forno oppure il succo. Possiamo infine preparare delle ottime marmellate a base di agrumi e frutta secca da servire insieme a dell'ottimo pane integrale tostato.

In pratica...
Un dolce da colazione che si rispetti, che sia una ciambella, un muffin o un biscotto, deve essere buono e profumato.
Prepariamo dei muffin. Al posto della farina raffinata possiamo utilizzare la farina integrale, sostituire il lievito chimico con cremortartaro e bicarbonato e sostituire la parte grassa che di solito è riservata al burro con i semi e la frutta secca come mandorle, zucca, girasole, lino, nocciole (per due o tre tazze di farina integrale almeno una tazza di frutta secca o semi) oppure con dell'olio spremuto a freddo.
Al posto dello zucchero possiamo utilizzare dell'uva sultanina, datteri, albicocca secca o altra frutta essiccata in polpa, ridotta in pasta e mescolata agli altri ingredienti. Invece del latte vaccino possiamo utilizzare il latte di soia, che contiene lecitina, oppure succo di mela, o anche tutti e due.
Sì deve ottenere un composto della consistenza giusta per fare i muffin: cremoso e corposo, non troppo liquido. A questo punto possiamo distribuire il composto nelle pirottine o nella teglia adatta e passare tutto in forno come d'abitudine.

Tre ricette semplici e golose
Chi mi conosce sa quanto io ammiri il Prof. Berrino. Qualche sua ricetta insieme a degli ottimi consigli non potevano davvero mancare in questo post.
  1. La cecina. Lui la prepara la sera prima, mettendo a bagno la farina di ceci con dell'acqua e del sale. La consistenza della pastella ottenuta deve essere simile a quella delle crêpes. La mattina successiva riscalda una piastra, leggermente oleata, e versa delle cucchiaiate di pastella. Ottiene una specie di pancake che si cuociono praticamente all'istante e si possono mangiare così, al naturale, oppure accompagnandole con un velo di crema di mandorle o di nocciole, o una marmellata senza zucchero, oppure con poco miele biologico. Se ha a disposizione anche della farina di castagne, allora prepara una cecina più dolciastra con metà farina di ceci e metà farina di castagne. È una ricettina semplice, veloce, senza glutine e adatta proprio a tutti.
  2. Biscotti rapidissimi. Li ottiene impastando la farina di mandorle con della polpa di mela cotta. Poi prepara delle palline che fa rotolare su un letto di semi di sesamo e poi schiaccia leggermente. Le mette su una teglia e le passa in forno per 10 minuti. Le mandorle hanno la proprietà di rallentare la capacità di assorbimento degli zuccheri, così come i ceci e tutti i legumi, quindi sono l'ideale per la mattina. Magari non sono proprio economiche perché il costo in effetti è un po' elevato, ma ne vale proprio la pena.
  3. Panzerotti anti-depressione. Il prof. Berrino è molto orgoglioso di questi panzerotti perché sostiene che creano felicità pur senza alzare troppo la glicemia. Li prepara con farina, acqua e un pizzico di sale. Lavora l'impasto, lo stende con un mattarello e crea dei cerchi con l'aiuto di un coppapasta. Il ripieno è composto di datteri e noci in parti uguali e di tofu, che deve essere prima scottato e poi frullato insieme alla frutta. Crea i panzerotti e li fa cuocere al forno. I datteri, pur essendo molto dolci, non fanno alzare troppo l'indice glicemico e inoltre contengono una sostanza che è precursore della serotonina, il triptofano.
Una cosa è certa: l'ideale è proprio di metterci in cucina e preparare in casa le merendine, le frittelle e i biscotti, proprio come facevano i nostri nonni.
Buona colazione... anzi: colazione buona!

Deliziosi dolcetti alla mandorla con crema al cacao


"Uno non può pensare bene, amare bene, dormire bene, se non ha mangiato bene" Virginia Wolf

Ma cosa si intende per "mangiare bene"? Nell'immaginario collettivo significa soprattutto mangiare dei cibi appetitosi, succulenti, golosi. Nel più bel sogno gastronomico non possono mancare pasticcini, torte, pasta, pizza, gelato e ogni sorta di leccornia. Tuttavia non è possibile mangiare tutto ciò che si desidera, anche perché introdurre nel nostro organismo troppo cibo o cibi troppo ricchi di alcune sostanze, alla lunga può creare uno squilibrio nutrizionale che potrebbe anche causare dei seri problemi di salute.
Ormai è chiaro che una buona vita dipende anche da una buona alimentazione, attenta al benessere dell'individuo ma si può mangiare sano anche senza rinunciare al piacere del palato? Certo!
Finalmente anche l'alta cucina ha iniziato un percorso di consapevolezza e per questo sono nati dei master, dei corsi specializzanti dedicati a tutti gli chef che vogliono pensare alla salute dei propri clienti senza tuttavia tralasciare l'estro, la creatività e la tecnica che sono tipici della cucina di alto livello.
Anche noi possiamo fare tanto e possiamo farlo in casa nostra, proponendo ai nostri cari dei piatti buoni pur senza dimenticare le regole di una sana alimentazione. Questo è un punto sul quale abbiamo discusso parecchio in famiglia, nel corso del tempo, perché io sostengo che è bene mangiare pulito e sano in casa e che questo ci consente di poterci concedere degli strappi alla regola quando usciamo e andiamo al ristorante. Infatti credo sia importante salvaguardare la salute ma anche non rinunciare ai piaceri della vita e dunque anche ad un buon piatto di pasta in trattoria o ad un panino al volo, dello street-food, o ad un buon bicchiere di vino da sorseggiare insieme agli amici.
Questo è il motivo per cui mi impegno ogni giorno a ricercare delle nuove idee, delle ispirazioni per piatti gustosi, belli da vedere e anche buoni, anzi, buonissimi da mangiare. Cerco di auto-produrre il più possibile ma se proprio non ho tempo allora acquisto in negozi che ho selezionato e soltanto i cibi che contengono  gli ingredienti che rispettano le  mie regole base:
- Niente conservanti né additivi
- Solo ingredienti non raffinati, quindi farina integrale, pane e pasta integrali, cereali integrali anche in fiocchi
- Lievito naturale, pasta madre oppure bicarbonato e cremortartaro
- Zucchero di canna oppure, meglio ancora, di cocco che ha un basso indice glicemico (anche se preferisco sempre più spesso sostituire lo zucchero con della frutta essiccata zuccherina come i datteri, l'uva sultanina, etc.)
- Niente latticini. Raramente consentiti grana, ricotta, yogurt o fiocchi di latte
- Latte vegetale di cereali integrali o frutta secca
- Niente carni rosse e bianche
- Pesce azzurro soltanto fresco e di piccolo taglio
- Uova di galline allevate a terra solo con alimentazione naturale
- Olio extravergine d'oliva per tutti gli usi, olio di girasole spremuto a freddo al posto di olio di semi e burro nelle preparazioni dolci, olio di arachide per le rare fritture
- Preferibilmente alimenti a basso indice glicemico
- Semi oleaginosi e frutta essiccata senza trattamenti
- Frutta e verdure solo di stagione e a km zero
- Cioccolato extra fondente minimo 70% cacao

Certo, non posso essere certa al 100% della salubrità di ciò che compro ma almeno mi impegno affinché la percentuale sia comunque molto alta.
Ovviamente le eccezioni non mancano e, anzi, devono esserci per non cadere nella paranoia della "ortoressia", un disturbo alimentare che costringe a mangiare sano ad ogni costo, perdendo il gusto della buona tavola e vivendo ogni trasgressione come un fallimento.
Si può fare del proprio meglio ma per senza lasciare che diventi un problema...

Ma torniamo ai dolcetti protagonisti di questo post: leggi qua e leggi la, un giorno, mentre osservavo le banane nella fruttiera che si erano annerite prima di essere consumate, ho avuto l'ispirazione per questi dolcetti, unici nel loro genere perché il risultato finale non sembra ciò che è in realtà: frutta fresca e miele insieme a cereali e cacao.
Possono essere perfetti per una colazione golosa, per chiudere un pasto oppure da accompagnare ad un tè pomeridiano alle spezie.

Prima di vedere gli ingredienti, vediamo cosa "no ha" questa ricetta: non ha glutine, niente ingredienti raffinati né latticini, né uova.

Ingredienti per la base (12 dolcetti)
  • 3 banane mature
  • 3 cucchiai di miele di fiori d'arancio
  • 400 ml di fiocchi d'avena
  • 1 cucchiaio colmo di farina di mandorle
  • 1 cucchiaino di cannella in polvere
Schiaccia la polpa di banana ed unisci gli altri ingredienti. Impasta tutto e poi dividi in composto in una teglia da muffin che avrai prima oliato (meglio utilizzare un dispenser spray per alimenti con dell'olio di girasole spremuto a freddo). Stendi bene l'impasto nelle cavità per dare la forma di pirottine, come se fossero piccole crostate. Passa in forno 175° per 15 minuti e poi fai raffreddare.


Per la crema
  • 1/2 avocado maturo
  • 1 cucchiaio di cacao amaro
  • 1 cucchiaio di miele
  • 165 ml di latte di mandorla
Metti nel frullatore la polpa di avocado a pezzettini, il cacao ed il miele. Inizia a frullare e nel frattempo versa a filo il latte di mandorla.
La crema è pronta quando diventa leggermente spumosa.
E' una crema leggera e molto buona che ho pensato di utilizzare anche per riempire dei bignè o per una crostata golosa.

Estrai le basi dalla teglia e versa in ognuna un pochino di crema. Infine spolvera i dolcetti con delle mandorle tostate tritate finemente e passali in frigo almeno una mezzora, prima di portarli
in tavola.

La consistenza della crema

Patate in barca

Una serata di pioggia diventa più allegra se prepari queste patate in barca con i tuoi bambini, oppure ai tuoi bambini... di ogni età! 
In effetti si tratta di una ricetta che si può personalizzare in tantissimi modi partendo dalla base di patate.

Occorrono della patate abbastanza grandi e regolari, che vanno tagliate esattamente a metà per lungo e messe al forno a 180° per 40/50 minuti, o almeno finché la polpa si ammorbidisce. 


A questo punto, con l'aiuto di un coltellino, si incide tutto intorno, ad un centimetro dalla buccia, in modo da favorire l'estrazione della polpa, che va effettuata con un cucchiaio.


Adesso le barche sono pronte per essere riempite con un ripieno a scelta, che potrà essere a base di patate oppure no. 
Per il ripieno a base di patate si utilizza tutta la polpa cotta estratta: si schiaccia con una forchetta o con l'apposito schiaccia-patate e poi si aggiungono gli altri ingredienti. 

Per preparare questa ricetta, questa volta ho tagliato delle zucchine e le ho passate in forno solo con sale ed olio evo. Poi le ho unite alla purea di patate insieme a pomodoro secco tritato finemente, basilico fresco, origano fresco, sale, olio evo, pepe. 
Ho messo dei dadini di pomodoro fresco sul fondo delle barche e poi ho riempito con la farcia di patate e zucchine. Infine ho inserito delle fettine di pomodoro fresco e spolverato con della mollica di pane integrale. Olio spray su ogni patata e via, in forno a 220°, per 15 minuti. 
Che profumo e che presentazione!



Altre idee vegan

Ripieni a base di patate con:
- erbe aromatiche a piacere, fresche o essiccate (basilico, maggiorana, prezzemolo, menta, etc), pochissimo succo d'aglio, olio evo, sale, peperoncino;
- pesto al basilico, fagiolini cotti a pezzetti, olio evo, sale, pepe;
- tofu affumicato (vedi come prepararlo home-made) a dadini, sale, origano fresco o essiccato, olio evo e abbondante pepe nero;
- olive nere tritate, capperi, erba cipollina, sale, olio evo e peperoncino;

Ripieni senza patate (che utilizzeremo per preparare un'altra ricetta):
- melanzane fritte a cubetti, tofu sbriciolato, pomodoro fresco a quadrotti, basilico, sale, olio evo e pepe;
- funghi trifolati con prezzemolo, aglio, sale, olio evo e peperoncino, poca besciamella veg , pane integrale grattugiato;

Dai via libera alla tua fantasia!









Pancake integrali coi fiocchi e concentrato di datteri home-made

Una mattina avevo voglia di fare colazione con qualcosa di dolce e goloso ma senza sensi di colpa. Avevo pensato ai pancake integrali ma volevo qualcosa di diverso: integrale, a basso indice glicemico, senza zucchero, né uova, né latte... ed ecco come sono nati i miei pancake coi fiocchi che hanno ricevuto l'approvazione della famiglia e sono entrati di diritto tra le idee top del mio ricettario.
Noi li accompagnamo con un velo di miele e dei semi di zucca e girasole oppure con un pochino di marmellata.

Per 8 pancake medi ho utilizzato:
  • 125 g. di farina integrale
  • 50 g fiocchi di avena
  • mezzo cucchiaino di lievito secco
  • un cucchiaino di bicarbonato di sodio
  • 1/4 cucchiaino di vaniglia
  • 3 cucchiaini di concentrato di datteri
  • un pizzico di sale rosa o sale integrale fino
  • 200 g latte di soia
  • olio extravergine d'oliva
I datteri sostituiscono egregiamente lo zucchero ed occupano ormai da tempo un posto speciale nella mia cucina. Malgrado il gusto molto dolce, non fanno alzare troppo l'indice glicemico e inoltre contengono il triptofano, una sostanza che è precursore della serotonina (nota come ormone del buonumore). Ricchi di vitamine e poveri di grassi, sono ideali per abbassare il colesterolo e combattere le irritazioni. Di solito si aggiungono alle preparazioni riducendo in poltiglia i frutti denocciolati ma si trovano in vendita anche sotto forma di sciroppo concentrato, comodissimo per ricette come questa, dove non dobbiamo utilizzare il robot da cucina.

Concentrato di datteri home-made.
Possiamo preparare questo concentrato anche in casa mettendo a cuocere i datteri denocciolati coperti d'acqua. Devono cuocere a lungo a bassa temperatura, mescolando spesso, finché l'acqua evapora e i datteri si sfaldano completamente fino a formare un composto denso e vischioso. A questo punto si può procedere come con le marmellate fatte in casa e preparare dei vasetti. Lo sciroppo concentrato di datteri ha un bellissimo colore ambrato ed un profumo dolciastro inconfondibile che necessita di essere "occultato" addizionando i cibi con aromi naturali (ad es. vaniglia, limone) o altri ingredienti (ad es. cacao).

Per preparare questi pancake, fai come me: versa in una ciotola tutti gli ingredienti secchi e poi aggiungi lentamente il latte di soia mescolando con una frusta. Potrebbe servire più latte, in base al tipo di farina integrale utilizzata, quindi occorre che ti regoli mentre amalgami tutti ingredienti. Il latte di soia è perfetto nelle ricette senza uova perché ricco di lecitina, un agente emulsionante che aiuta a legare i composti. Mescola senza fretta, lentamente: devi ottenere una pastella abbastanza fluida ma corposa, tipica dei pancake.
Metti da parte per dieci/quindici minuti mentre apparecchi la tavola e prepari il resto della colazione. Trascorso il tempo vaporizza dell'olio extravergine d'oliva su una padella antiaderente e porta a temperatura. Oliare è facilissimo se utilizzi uno spray per alimenti, altrimenti versa un filo d'olio e spargilo sulla superficie della padella con l'aiuto di un pennello o, eventualmente, aiutandoti con un foglio di carta da cucina.



Versa delle abbondanti cucchiaiate di composto e stendi dolcemente con un cucchiaio. Rivolta i pancake con una spatola dopo circa un minuto e mezzo e completa la cottura altri trenta secondi o finché lo ritieni necessario.
Servi caldi o tiepidi accompagnandoli con miele, marmellata, crema di mandorle o nocciole, semi e frutta oleosa.
La colazione è servita!

Sciroppo home-made contro tosse e mal di gola























Lo ammetto: odio avere mal di gola e non sopporto la tosse, proprio come te. Sono i temuti sintomi influenzali che, soprattutto in questo periodo dell'anno, ci condizionano le giornate e a volte anche le nottate! Potevo non pensare a qualcosa di naturale, fatto in casa? Impossibile. Vi propongo il mio sciroppo, molto gradevole e davvero potente grazie agli ingredienti in esso contenuti:

  • 3 cm di radice di zenzero fresco, pelata e tagliata a piccoli quadrotti
  • 3 limoni biologici tagliati a piccoli pezzetti, compresa la buccia, senza semi
  • 1 piccola stecca di cannella sbriciolata grossolanamente con le mani
  • 300 g di miele biologico di eucalipto o di timo o di fiori d'arancio
  • 500 ml di acqua

Niente di più facile: fai cuocere tutto insieme per un'ora e venti minuti a fiamma bassa. Lo sciroppo dovrebbe diventare denso ma se così non fosse, o se lo preferisci più denso, puoi farlo cuocere ancora fino alla consistenza desiderata.
Poi filtra tutto con un colino mentre è ancora caldo e versa in una bottiglia pulita. Quando è perfettamente freddo deve andare in frigorifero. Puoi consumarne un cucchiaio tre volte al giorno o al bisogno ma senza esagerare perché comunque ricco degli zuccheri del miele e anche perché zenzero e cannella devo essere assunti con parsimonia per evitare che producano effetti indesiderati. Il colore dello sciroppo sarà influenzato dal miele. Nel mio caso ho utilizzato il miele di eucalipto e quindi il colore è ambrato.

Lo zenzero è un antinfiammatorio naturale che in Oriente è impiegato per curare l'osteoartrite e l'influenza. E' fluidificante del sangue, antidolorifico, digestivo, antivirale e combatte la nausea. Molto apprezzato dalla medicina ayurvedica che lo considera un inibitore del dosha kapha (che tende ad accumulare peso corporeo) è quindi un formidabile brucia-grassi che riscalda l'organismo aumentando così il metabolismo.
La cannella, invece, è utilizzata dalla medicina tradizionale cinese per combattere influenza, virus intestinali e dolori mestruali. E' un potente antibatterico molto efficace per combattere il mal di gola.
Il limone è un vero dono della natura: battericida, antisettico, alcalinizzante, diuretico, antireumatico e rinfrescante, trova impiego contro diverse infezioni e malattie infettive.
Il miele è antisettico, antinfiammatorio, sedativo, antiossidante. Quello di eucalipto che utilizzato in questo sciroppo è un calmante di tosse e raffreddore, ha proprietà antibiotiche e previene la formazione di catarro.

Zenzero, cannella e limone sono anche i protagonisti di profumatissime tisane benefiche. Puoi versare un cucchiaio o più di sciroppo in una tazza di acqua calda per ottenere una tisana express con tutti i benefici dello sciroppo e la piacevolezza di una bevanda calda e confortante.

Avvertenze importanti: non assumere zenzero o cannella se soffri di gastrite, ulcera, calcoli biliari, se prendi dei farmaci o hai patologie particolari. In questo caso chiedi prima al tuo medico.
I prodotti naturali, infatti, non sono esenti da controindicazioni. Ci dobbiamo sempre informare prima di avventurarci in cure fai da te, soprattutto stiamo già assumendo farmaci.
Alcune sostanze presenti negli alimenti, se assunte insieme ai farmaci, possono provocare effetti indesiderati anche gravi. Ti segnalo, per esempio, questo articolo e questo sulla caffeina ma sul web trovi diversi articoli interessati che trattano l'argomento.